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Borsa, perché questa fobia dell’inflazione? – 02/05/2022 alle 08:11

Jean Paul Betbèze
Jean Paul Betbèze

I mercati azionari non sbagliano ad essere preoccupati, da un lato per i chiari segnali di bolla (Tesla, Twitter) e dall'altro per i margini stretti in futuro dovuti al rialzo dei tassi di interesse a lungo termine.  (Crediti fotografici: Adobe Stock - )

I mercati azionari non sbagliano ad essere preoccupati, da un lato per i chiari segnali di bolla (Tesla, Twitter) e dall’altro per i margini stretti in futuro dovuti al rialzo dei tassi di interesse a lungo termine. (Crediti fotografici: Adobe Stock – )

Pubblicando venerdì 29 aprile gli ultimi dati economici per la Francia, l’INSEE conferma un rallentamento della crescita e un aumento dell’inflazione. Nel teso contesto internazionale, Jean-Paul Betbeze spiega perché i mercati finanziari sono febbrili e motivo di preoccupazione.

8,5%: questo è il tasso di inflazione negli Stati Uniti. Sta mandando nel panico i mercati azionari e spinge i funzionari della Banca centrale degli Stati Uniti, la FED, il suo presidente Jerome Powell in carica, dicendo che raddoppieranno i loro sforzi per calmare questa esplosione. 7,4%: questo è il tasso di inflazione nell’eurozona, una cifra che spinge Christine Lagarde a interrompere i suoi programmi di acquisto del Tesoro e parlare di aumentare i suoi tassi di interesse a breve termine. Ma indipendentemente dal fatto che i tassi di interesse a breve termine aumentino o meno, negli Stati Uniti e nella zona euro, l’inflazione funziona comunque aumentando i tassi di interesse a lungo termine. Qui sono il 2,8% negli Stati Uniti, lo 0,8% in Germania, l’1,3% in Francia e il 2,6% in Italia.

Le ragioni si aggiungono per spiegare questa accelerazione dell’inflazione. La prima è l’uscita dal Covid, attraverso un “effetto primavera”, dopo i timori di deflazione nel peggiore dei casi di pandemia con, anche oggi, gli aiuti avanzati da politiche fiscali e monetarie di sostegno. La seconda ragione di questa ripresa, così sorprendente dopo questi anni prodigiosi di “grande moderazione” dei prezzi in continua crescita, deriva dagli effetti combinati della crisi del Covid e dalle tensioni con la Cina. Minano la fluidità delle vecchie catene di approvvigionamento globali. Si tratta entrambe di fermi di produzione in Cina, ad esempio nel campo dei chip elettronici e dei porti imbottigliati. Il terzo motivo è ovviamente legato alla guerra in Ucraina, che sta facendo salire i prezzi delle materie prime e dell’energia (gas e petrolio), ma anche dei prodotti alimentari (grano) e dei fertilizzanti. Queste tre ragioni si sommano e si compenetrano.

La paura dell’inflazione cumulativa

In questo contesto, il mercato azionario teme che l’inflazione diventi cumulativa. Farebbe aumentare i salari e sfuggire all’effetto calmante dell’aumento dei tassi di interesse a breve termine. I mercati si stanno dicendo che l’aumento dei tassi di interesse a breve termine non porterà più gas o non farà crescere il grano! Le preoccupazioni sui mercati azionari suggeriscono che gli utili verranno gradualmente spazzati via e, peggio, che le aspettative di crescita negli Stati Uniti saranno invertite.

Il timore è che i tassi di interesse a breve termine salgano al di sopra dei tassi di interesse a lungo termine: la famosa ‘inversione della curva dei rendimenti’. Per misurarlo, oggi dobbiamo tenere conto del tasso a due anni: 2,6%, rispetto al tasso a trent’anni, 2,9%, entrambi i tassi di mercato, “liberi” l’influenza al ribasso della FED sul breve termine e 10 -tariffe annuali, conseguenza anni di quantitative easing. La pendenza di questi due tassi di interesse, 0,3% (2,9% – 2,6%), è così bassa che il mercato azionario statunitense si interroga sul rischio di una recessione causata da aspettative negative.

Un fenomeno aggravante nell’eurozona

In questo contesto, l’inflazione è un fenomeno aggravante nell’eurozona, come in Canada, Australia e soprattutto nel Regno Unito. Per i mercati azionari c’è il rischio che questa sfaccettata inflazione costringa le banche centrali a competere con i rialzi dei tassi di interesse, mentre la ripresa economica nell’eurozona, e anche negli Stati Uniti, ovviamente, non ha permesso di risolvere i problemi del 2007. – Recessione del 2008.

In particolare nell’area euro, il rialzo dei tassi di interesse a lungo termine potrebbe rappresentare un serio problema per l’Italia, fortemente dipendente dal gas e dai prodotti alimentari russi e ucraini. È proprio questo ritorno del rischio dell’Italia, come nel 2012, a spingere la BCE a limitare il più possibile il rialzo dei tassi a breve termine, a scapito dell’indebolimento dell’euro a 1,05 rispetto al dollaro.

Nel complesso, l’attuale inflazione è motivo di preoccupazione nei mercati azionari, in quanto potrebbe prefigurare una recessione negli Stati Uniti e quindi almeno un rallentamento globale. Per ora arrivano difficoltà anche per i paesi emergenti, legate al rialzo dei tassi di interesse a lungo termine sui propri debiti e al rialzo del dollaro, oltre all’inflazione alimentare ed energetica, che rischiano di portare a ritardi nei pagamenti. Per prevenire un aumento delle tensioni sociali in questi paesi, il FMI e la Banca mondiale devono già avviare programmi di ristrutturazione del debito. Basterà?

I mercati azionari non sbagliano ad essere preoccupati, da un lato per i chiari segnali di bolla (Tesla, Twitter) e dall’altro per i margini stretti in futuro dovuti al rialzo dei tassi di interesse a lungo termine. Possono sempre dire a se stessi che la rivoluzione tecnologica continua, ma questa volta le nuvole si stanno ancora addensando, geopoliticamente e socialmente.

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