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Quando un capo Shein sembra uno Zara, TikTok urla passione

Molti account fioriscono sulle reti evidenziando somiglianze tra alcuni pezzi di Zara e Shein. Instagram zaravsshein

Sul social preferito dai giovani, il sito cinese specializzato in moda molto economica beneficia della pubblicità gratuita grazie all’hashtag #zaradupe, visto milioni di volte.

La storia tende a ripetersi. Regolarmente accusato di plagio e a lungo presentato come un colosso del fast fashion, questa volta Zara si ritrova nel campo del copiato. Il suo presunto plagio non è altro che l’ultimo dei colossi della moda, lei dentroferoce concorrente dalla pandemia che ha recentemente raddoppiato H&M e Inditex (casa madre di Zara) puntando tutto su ultra velocità e abbigliamento a prezzi bassissimi.

Su TikTok l’argomento è appassionato. Si parla di diversi modelli Shein plagiati da quelli di Zara con video che sono stati visti milioni di volte, ma non ci offendiamo. Le loro somiglianze sono persino enfatizzate per rallegrarsi meglio del buon affare. Gli utenti di Internet, per lo più giovani consumatori, utilizzano quindi gli hashtag #zaravsshein e #zaradupe (con oltre 68 milioni di visualizzazioni insieme) e si congratulano con se stessi per aver trovato un’alternativa più economica all’abbigliamento del marchio spagnolo. Non si tratta qui di discutere di partecipazione a un sistema dannoso per l’ambiente, o di preoccupazioni per le condizioni di lavoro nelle fabbriche di abbigliamento, anche se questi argomenti vengono menzionati regolarmente. Magia del marketing, il sito cinese beneficia di incredibili annunci gratuiti e altamente virali, come il sfratti (questi video postati sulle reti suggerendo acquisti ad altri utenti) che hanno contribuito a spingerlo sul palco dei colossi dell’ultrafast fashion.

Copiare, una questione di fast fashion

A parte l’ovvio “spruzzatore spruzzato”, questo caso mostra che assumere il lavoro degli altri rimane bene e veramente nelle abitudini del fast fashion. Con la differenza, però, che non si tratta più solo di case di moda, designer indipendenti o addirittura di marchi di prêt-à-porter. Con collezioni quasi giornaliere a prezzi stracciati, Shein ha reso la moda ancora più usa e getta. E giganti come H&M e Zara, che una volta hanno rivoluzionato l’industria dell’abbigliamento introducendo il concetto di rinnovamento permanente e di democratizzazione della moda (copiando, direbbe qualcuno), sono poi diventati etichette “degne”.

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