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Brigitte Fontaine resiste sul Printemps de Bourges

Il festival aveva previsto una serata tributo alla presenza di tanti artisti accorsi a condividere il palco. All’arrivo è stata una serata divertente poiché l’artista aveva trascorso la maggior parte dello spettacolo dietro le quinte.

Un trono in legno marrone e pelle rossa, stile coccodrillo e rococò, disperatamente vuoto sul palco della nuovissima Maison de la Culture di Bourges, appena inaugurata. Brigitte Fontaine apparirà? † tensione, tensione »… Con la sua voce rocciosa, l’artista dubitò per tre giorni di essere presente o meno durante questa «Notte di chiusura», che era diventata una «Notte di cazzo» su sua espressa richiesta. Senza dubbio si è giustificata al telefono il giorno prima per fare di questa serata di incarico, organizzata dal festival Printemps de Bourges, il suo addio dal palcoscenico.

“Nessuno lo sa, nemmeno io. † Si diceva, si ripeteva, si confermava, al punto che alle 12:30 del D-Day in conferenza stampa gli artisti invitati ad esibirsi sul palco con lui non facevano da apripista. Tuttavia, erano numerosi e di alta qualità: Bertrand Belin, Béatrice Dalle, Anna Mouglalis, Arthur H, Benoît Delépine, Gustave Kervern, Rebeka Warrior, PR2BM, Jarvis Cocker… vengono tutti per il repertorio di Brigitte Fontaine questo mercoledì 20 aprile per celebrare il genio della sua vita in un’ultima serata destinata a diventare un po’ pazza.

Non è così facile sabotare Brigitte Fontaine

Tutto era perfetto sulla carta. Una leggenda della canzone francese, un set straordinario, un climax di emozione. Dietro le quinte, era una storia diversa, che il cantante iconoclasta aveva intenzione di riprendere in mano, una volta terminata la comunicazione ufficiale. “Dicono che ho scelto i miei ospiti con amore. La metà forse. Gli altri, non li conosco…’ lei spiegò. Addio ironico, ciao divertente. Dal lato della “conoscenza”, naturalmente Arthur H, il “quasi figlio”, Kervern e Delépine, autori di mordili, un mediometraggio in cui recitava, Béatrice Dalle, Jarvis Cocker. Dalla parte dell’ignoto, tutti gli altri… E anche Lucie Antunes, direttrice musicale della serata, che da tempo si era schierata dalla sua parte senza offendersi.

Tutti gli ingredienti per il disastro c’erano. Ma ora non è così facile sabotare Brigitte Fontaine, le cui melodie, ha ricordato Lucie Antunes, “sono molto più complessi di quanto sembrino”. Specialmente da quando “madre superiora” dixit Rebeka Warrior, finalmente con il naso. Pochi minuti all’inizio della serata e tre brani alla fine, accompagnati dal suo fedele e sempre brillante chitarrista Yan Péchin.

Intanto tutti facevano del loro meglio, fingendo di occupare uno spazio che Brigitte Fontaine si rifiutava di riempire per mille ragioni abbastanza comprensibili alla sua età: forte mal di schiena, voglia di far arrabbiare, paura incommensurabile per questa serata che somigliava, è vero, su a “mettere a Berre” ha chiesto, Kervern e Delépine scherzato, che all’inizio del “fase”.

Momenti di grazia e approcci

In questo gioco, P.R2B è stato senza dubbio uno dei migliori. “Tifoso hardcore” di questo “Donna hardcore”, ha detto poche ore prima, ha preso i classici per sempre (1973) o cagna (1995) con formidabile energia e candore. Proprio come Bertrand Belin, che rinuncia alla sua profonda voce da crooner per le vette di Oh la vita è bella (1997) o offrendo un duetto con Philippe Katerine in una replica esilarante di Influenza (come Fontaine e Higelin ai loro tempi). Katerine, che è decisamente a suo agio nel ruolo di Brigitte, in seguito si alleerà con Arthur H per Questo bambino che ho fatto per te dallo stesso album (Higelin canta Vian e Higelin, 1965).

Questi successi sono stati una fottuta notte? Non proprio, colpa di Brigitte Fontaine per averli condivisi. Il cantante è rimasto dietro le quinte per tutto lo spettacolo. Sì, grazie alla caparbietà di Lucie Antunes, responsabile per mesi di riorchestrare tutto. Circondata dai suoi musicisti, dall’inizio alla fine, ha tenuto il filo di una serata eminentemente fragile dove poesie si alternavano a canti, momenti di grazia ad approcci. Con percussioni, xilofoni, lunghe tracce psichedeliche, ha mantenuto un legame tra gli ospiti che, per alcuni, si erano conosciuti solo il giorno prima. Con l’inconveniente, per ragioni di efficienza, di standardizzare in un diluvio ritmico una musica di sfrenata libertà, ma con il vantaggio di riunire una truppa senza coda né capo in un’ultima danza di conciliazione, su uno sfondo di Torrone confortante.

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