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La Biennale di Venezia apre i battenti

Ashley Hans Scheirl, “Investor's Marble Fever”, 2017. Acrilico su tela 170 × 250 cm.

Questo è il Santo Graal degli artisti: rappresentare il proprio Paese alla Biennale di Venezia, la cui nuova edizione apre i battenti il ​​23 aprile nella Serenissima. O semplicemente essere uno dei 213 designer invitati dalla curatrice Cecilia Alemani per la colossale mostra che corre parallela sia all’Arsenale che al Padiglione Internazionale, incastonata sotto il fogliame dei Giardini.

Tra le biennali che mettono in luce il mondo dell’arte, quella di Venezia è unica. Giochi Olimpici, Forum Economico di Davos, Festival di Cannes, cerchiamo altrove l’equivalente: questa competizione di alto livello di talenti provenienti da tutto il mondo è una vetrina per i più esperti, un trampolino di lancio per i più giovani, un recupero per quelli e quelli che la storia ha dimenticato.

Per il gallerista parigino Hervé Loevenbruck, “un artista presente a Venezia fa punti”. E l’ascesa al potere avviene in tre fasi. «Prima un salto all’annuncio, poi un consolidamento se la partecipazione va bene. † E infine, una boccata d’aria fresca mentre i collezionisti prescrittivi, quelli di cui ogni mossa viene scrutata, fanno sapere loro che hanno comprato.

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Hervé Loevenbruck può già fregarsi le mani: due dei suoi artisti, Ashley Hans Scheirl e Jakob Lena Knebl, rappresenteranno l’Austria alla Biennale. E il loro padiglione, felicemente attraversato da questioni di genere e identità, è uno dei più attesi. “Le persone che si chiedevano di acquistare le proprie opere hanno deciso”dice Hervé Loevenbruck.

Ma, ammette, il mercato per questo duo esplosivo è fermo “gemmazione”† E i prezzi dei loro disegni, dipinti e sculture sono ancora accessibili, tra 1.000 euro e 35.000 euro. Lontano dai $ 400.000 (circa $ 370.000) che possono raggiungere certe sculture dell’artista americano-giamaicano Simone Leigh, la prima donna di colore a rappresentare gli Stati Uniti a Venezia. Nel menu di questo padiglione americano ci sono le domande di identità e disuguaglianza che stanno scuotendo il Paese, sulla scia del movimento Black Lives Matter.

Foto e video

Le preoccupazioni del momento sono invitate anche al Padiglione francese, occupato dal franco-algerino Zineb Sedira. In quest’anno, in occasione dei sessant’anni dell’indipendenza dell’Algeria, l’artista a Venezia esplora la sua autobiografia, ma anche le avanguardie cinematografiche degli anni ’70, compresi i film realizzati con l’aiuto dell’Algeria.

Nato nel 1963 a Parigi, l’artista è cresciuto a Gennevilliers (Hauts-de-Seine) negli anni ’60, quando le ferite della guerra erano ancora più aperte di oggi. Attraverso le sue foto e i suoi video, Zineb Sedira ha il dono di costruire ponti attraverso i mari, per avvicinarsi a culture profondamente confuse.

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