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La Biennale di Venezia mette le donne al centro

Di Harry Bellet e Philippe Dagen

Inserito ieri alle 18:09, aggiornato alle 5:17.

Il 59e La Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia sta conquistando l’intera città. Les Nations nouvellement partecipanti ne pouvant plus se loger, faute de place, dans les lieux traditionalnels des Giardini et plus recenti de l’Arsenal, elles s’établissent ailleurs dans la cité, depuis que ce mouvement d’ouverture aux pays’est emergenti interessati . Una biennale normalmente accoglie circa 600.000 visitatori, ma nonostante l’apertura con un mese di anticipo rispetto alle precedenti edizioni, non è detto che il contesto internazionale, tra conflitto armato e ritorno di una pandemia, consentirà di riallacciarsi a tale sovrappopolazione. Non è certo il momento di festeggiare e lo è stato nei giorni dell’inaugurazione.

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Peccato, perché affascinante e molto sorprendente questa Biennale, affidata per la prima volta a una curatrice di mostre italiana, Cecilia Alemani. La mostra centrale suona come un manifesto: presenta, nel monumentale padiglione internazionale dei Giardini – l’ampliamento dell’Arsenale è leggermente meno restrittivo – solo artiste, poco più di 213 provenienti da 58 paesi. compreso il surrealista Leonora Carrington (1917-2011), autore di un libro illustrato intitolato Il latte dei sogni, che dà il titolo alla mostra.

L’intenzione è buona e la necessità di riscrivere la storia dell’arte è fuori discussione. Devi ancora darti gli strumenti per avere successo. Quando visiti, ti accorgi subito che mancano molti grandi artisti e che alcuni dei presenti avrebbero dovuto essere mostrati meglio. Nonostante il tributo a Carrington, i surrealisti sono trattati piuttosto male. Raccolti in una stanza del seminterrato, poco illuminata e con moquette senape, alcuni di essi sono rappresentati solo da piccole opere: è il caso di giocattolidi Dorothea Tanning, Claude Caun o Remedios Varo. Stessa osservazione per l’astrazione: questa parte è ben lungi dall’eguagliare l’eccellente mostra “Loro astratti” che ha avuto luogo lo scorso inverno al Centre Pompidou. Carla Accardi è una delle poche, con Vera Molnar opportunamente esposta, mentre Sonia Delaunay è ridotta a piccoli disegni, il che è sempre meglio dell’assenza di Joan Mitchell, Helen Frankenthaler o Lee Krasner.

crudeltà satirica

Rari tra i vivi sono coloro che hanno una stanza personale per affermare i loro soggetti e il loro modo di creare. Miriam Cahno e Paola Rego entrambi mostrano la loro ferocia satirica. Senza dubbio sono ampiamente riconosciuti, ma la loro presenza violenta fa il massimo per il tour del Padiglione Internazionale, dove il filo della manifestazione si perde nell’abbondanza e nella varietà degli esempi. Beneficia anche della comparsa di artisti meno noti, spesso giovani: il danese Sidsel Meineche Hansen spinge la scultura e il video a una fredda ruvidità che provoca disagio, merito anche della fotografa polacca Aneta Grzeszykowska e, più nel tragicomico , quello della tedesca Jana Euler, classe 1982, che attacca in ceramica smaltata una scuola di squali bianchi pungenti. In un registro più calmo, l’etiope Merikokeb Berhanu ci fa riflettere sulle sue astrazioni biomorfiche dai colori potenti. La cilena Cecilia Vicuña e la brasiliana Rosana Paulino sono più vicine al surrealismo e al suo simbolismo animalesco ed erotico. Altri fermano meno lo sguardo o sembrano troppo vicini ai riferimenti conosciuti.

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