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la Corte di Cassazione conferma il licenziamento di Tex

In verdetto mercoledìla Corte Suprema ha respinto il ricorso del comico Tex contro la casa di produzione che lo assunse per presentare Les Z’amours e che lo licenziò nel 2017 per colpa grave dopo una battuta sulle donne maltrattate nello show “È solo TV! su C8.

Ad esempio, ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Parigi nel 2019 e ha definitivamente confermato la sanzione da lui impugnata davanti al tribunale del lavoro.

Secondo la massima corte francese, il presentatore, che ha sottolineato la libertà di espressione attraverso un “umorismo provocatorio” per impugnare il suo licenziamento, non ha rispettato la “carta delle antenne di France Télévisions” come sancito dal suo contratto di lavoro. che prevede in particolare il “rispetto dei diritti umani” e il rifiuto di “ogni compiacimento nei confronti di commenti che possano esporre un individuo o un gruppo di persone all’odio o al disprezzo, in particolare sulla base del genere”.

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“Un atteggiamento sbagliato”

La Corte di Cassazione ricorda inoltre che i commenti della conduttrice sono stati espressi in un contesto particolare, quello del #MeToo e della libertà di espressione per le donne vittime di violenza. Ha anche evocato “un atteggiamento inappropriato” nei giorni successivi, sull’altopiano di Z’Amours, soprattutto in un candidato al quale ha “fatto diverse domande sulla frequenza dei suoi rapporti sessuali con il compagno”.

Il licenziamento, basato sulla violazione da parte del lavoratore di una clausola del suo contratto di lavoro in qualità di mediatore, aveva la legittima finalità di contrastare le discriminazioni fondate sulla violenza sessuale e domestica e di tutelare la reputazione e i diritti del datore di lavoro., infine, i magistrati del Tribunale di Cassazione, la quale ha affermato che “tale violazione non era sproporzionata e, pertanto, non costituiva un’eccessiva lesione alla libertà di espressione del lavoratore”.

In un comunicato a corredo della sentenza, la Corte di Cassazione precisa di non «statuire che un comico non abbia il diritto di fare un simile ‘scherzo’ in televisione». Ma che «si colloca qui nell’ambito del contratto di lavoro che l’interessato aveva sottoscritto per esercitare la professione di animatore televisivo».

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