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recensione disperata di vodka su netflix

PUZZLE CINESE

Avevamo lasciato Nadia Vulvokov, affiancata dal ciclotimico Alan, a ballare nel mezzo di un gruppo improvvisato di carnevale. Non capendo cosa li avesse davvero messi in un doppio ciclo temporale centrato sulla loro morte, entrambi avevano finalmente accettato i difetti spalancati delle loro rispettive esistenze. Grazie a uno dei più bei split screen degli ultimi decennie il desiderio di aumentare la loro empatia invece della disperazione che satura le loro vite, si erano miracolosamente strappati alla malinconica caduta di questa prima stagione.

Sono passati cinque anni. La cinica programmatrice newyorkese, polidroga e amichevole teaser non è affatto migliore, ma almeno sa che non sta bene. Con la pelle più butterata di un campo di ghiaia dopo un bombardamento russo, porta sulla spalla la sua eterna milza, sempre pronta a prendere Ruthie, la sua ginocchio surrogato meno affidabile della promessa della campagnao per sbrogliare la testa con Alan, che ogni giorno lotta un po’ di più per accettarsi senza buttarsi fuori dalla finestra.

Bambola russa: foto, Natasha LyonneUbriaco boia della metropolitana

Ma ora Nadia scopre un fenomeno molto strano. Tutto quello che deve fare è addormentarsi su una metropolitana che passa molto vicino a casa sua, ad Astor Place, per ritrovarsi teletrasportata 40 anni prima… Nel corpo di sua madre, poi incinta della nostra eroina. Vede questa come un’opportunità per farlosaperne di più su questa donna, che l’avrà traumatizzata più che cresciuta, prima di sperperare misteriosamente l’eredità di famiglia. Un obiettivo che li indurrà a trasformarsi. Ma come se non bastasse poter rivisitare il passato per cambiarlo, tuffarsi in esso può assumere rapidamente l’aria di annegare.

Dopo una struttura entropica che ha spinto i protagonisti in un emozionante punto di luce, Russian Doll cambia quindi completamente tono effettuando un cambiamento nel suo concept. Bloccando il suo duo lungo un dispositivo lineare, la serie ora attacca una delle meccaniche più famose della storia della fantascienza: il paradosso del nonno. La serie orchestrata da Amy Poehler e Natasha Lyonne è all’altezza della sfida?

Foto Natasha Lyonne

Chi lo ama prende il treno

DECORARE L’INFERNO

Se sembra che un fulmine non colpisca mai lo stesso punto due volte, questa affermazione ora sembra essere messa in prospettiva poiché il duo creativo riesce ancora una volta a reimmaginare i codici del genere. Faremo attenzione a non rivelarlo quando e come viaggia la nostra protagonista e quali periodi distrugge con l’energia della disperazione, perché ancora una volta, la sceneggiatura fa del male scuotendo la propria equazione creativa come un albero di cocco. In effetti, la miriade di questioni legate a questo tema viene sostanzialmente spazzata via, poiché la trama dei primi due episodi stabilisce la vana dimensione dell’epopea di Nadia.

Ovviamente non può cambiare il suo passato, e per una buona ragione non è proprio una trasformazione degli eventi a commuoverla. In fondo, il quasi quarantenne spera di guarire i cuori. Passando al suo stige personale come investigatrice, affonda più a fondo nelle cicatrici della sua famiglia ad ogni ricognizione ferroviaria. E se i dialoghi gli permettono di dare il cambiotanto sembra rimanere l’amante di se stessa, una spietata propagatrice di giudizi da stampini o valvole acide, c’è qualcosa di immensamente tragico nello spettacolo di questa passione invertita.

Foto Charlie Barnett

Alan è ancora altrettanto cattivo. Ma con i baffi

Newyorkese di origini ungheresi, la donna più giovane per la prima volta metterà in discussione la mitologia del suo clan, il rapporto del suo popolo con la storia, ma anche con la narrativa di sé. Al punto che a volte ci poniamo domande che sembrano dilemmi morali irrisolvibili. Questa madre temuta, fantasticata e odiata ha davvero rovinato la sua infanzia, o deve i disturbi della personalità che hanno gettato la sua casa nel caos al suo temporaneo avanti e indietro? Quando vengono rivelati i fulcri narrativi di questa nuova serie di episodi, è solo tanta vertigine che cattura lo spettatore.

Ancor più che nella prima stagione, l’angolo esplorato da bambola russa è quella di un grande divario tra psichedelici e psicoanalisi. Ogni personaggio si confronta con il suo impensato, le sue zone grigie, la sua sofferenza ereditata. Un programma che può essere pomposo e maledettamente imperfetto, abbronzaturasceglie spesso di prendere le distanze da qualsiasi nozione di logica o di regole del gioco classicamente legato ai viaggi nel tempo. Ma la storia che si dipana davanti ai nostri occhi riesce a riportarci a bordo e preferisce affidare il suo ancoraggio emotivo alla messa in scena e all’interpretazione.

Foto Charlie Barnett, Natasha Lyonne

I due formano una coppia (no)

PSY CHEEEEH

Con una facilità a volte sorprendente, Lyonne gioca sulle crepe sensibili di colui che incarna, ama rendere sempre meno visibile il confine tra il personaggio e la storia di auto-fiction. I riferimenti alla propria esistenza si moltiplicano, mentre assume un posto essenziale il senso di vedere l’artista mettersi in pericolo progressivamente. Può destreggiarsi tra proiezioni taglienti, reflusso acido sentimentale e depressione infettivaCome pittrice impressionista, compone il ritratto di una donna dalla pelle vivace che, come una cipolla, rivela sempre ferite sublimi dietro il suo orpello urbano trendy e blasé.

foto Chloé Sevigny

Materia dolorosa

Questo esercizio è tanto più impressionante perché l’attrice è ora a capo del progetto, di cui sta dirigendo tre dei capitoli più impressionanti. Ecco perché gli dobbiamo la capacità della stagione di risolvere problemi notevolmente complessi in una manciata di scene, ma anche lo sfogo psichiatrico che legherà madre e figlia durante un episodio così da incubo se tagliato con precisione chirurgica. Con l’ultima puntata della serie che ci interessa, Lyonne dimostra ancora una volta il suo talento per questa verve poetica a volte definita “realismo magico”.

Tradurre l’autopsia mentale di due eroi spezzati in una serie di set con prospettive escheriane, schiacciando l’equilibrio narrativo, il tutto senza dimenticare di iniettare una buona dose di poesia funebre, questa è l’incredibile linea di punta di questo outfit. Linea ancora più commovente se Lyonne non ha fatto della sua missione coprirci di unguenti, o asciugarci le lacrime attivando i nostri zigomi. Sempre ridotta all’osso, il più vicino possibile ai suoi personaggi, anche durante i suoi viaggi allucinatori, la telecamera raggiunge un equilibrio tanto più kamikaze perché non distoglie mai lo sguardo di fronte alla ferocia di ciò che ci viene mostrato.

Natasha Lyonne, Sharlto Copley

La fidanzata di Sharlto

E se il personaggio di Ruthie, finora simbolico e toccante, ci attanaglia così profondamente, è perché incarna da solo l’ingiustizia fatta a chi ama, sapendo che non può permettersi il lusso di aspettarsi gratitudine in cambio. Sarebbe stato facile, per non dire scontato, rendere questo protagonista centrale una questione di risoluzione emotiva, contro la quale chi incappa nei propri errori trova un’ultima possibilità per correggerli. Non lo sarà, e la storia, la famiglia e, in definitiva, il sacrificio schrodingueriano a cui lei è d’accordo, perseguita lentamente la mente dello spettatore.

Mai migliore dello spettatore che proietta su di sé i propri limiti, Nadia si rivelerà crudele con se stessa tanto quanto la sceneggiatura con la sua persona. La trama che ci interessa ci porta nella direzione sbagliata, ma con infinita tenerezza. E quindi, quando arriva il momento di lasciare questa compagnia malvagia, la cui… i membri si disperdono dopo un interminabile attraversamento della metropolitanali perdiamo di vista con il senso di una rivoluzione perfetta compiuta, di una caduta infinita al termine della quale tutti si rimetteranno in piedi, non senza spezzarsi tutte le ossa nel processo.

La seconda stagione di Russian Doll è completamente disponibile su Netflix in Francia dal 20 aprile 2022

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