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Un solido talento d’oro: Cage Meta Critic

La corsa dei campioni

“Non ho mai fatto niente a malincuore” ha difeso l’attore al microfono di QGche ricorda alcune delle grandi rape in cui di solito viene sparato per pagare i suoi debiti e aiutare sua madre† Che si tratti di inciampare in una dubbia bisserie o brontolare in una ballata malinconica del calibro eccezionale Maiale, non ha mai ceduto al cinismo, a differenza di molti suoi contemporanei. Abitato da una passione comunicativa, che in parte spiega la simpatia che suscita, si ostina ad affermare le sue influenze espressioniste (Il gabinetto del dottor Caligariuna delle sue opere preferite, è citata nel film) e di essere coinvolto nell’ultimo dei suoi progetti

Un’aggressività cinematografica unica, QuellaUn talento in oro massiccio diventa materia di studio† Nicolas Cage interpreta Nick Cage, un sapiente mix dell’attore e dell’immagine che abbiamo di lui. Ossessionato da ruoli che non riesce nemmeno più a ottenere, sta seriamente considerando di abbandonare la sua carriera. Il suo canto del cigno diventa la performance di compleanno di un miliardario con attività discutibili. Solo che la CIA lo intercetta in anticipo per lasciarlo giocare a spie dilettanti e dargli un’ultima possibilità di brillare.

Un talento in oro massiccio: Photo Nicolas CageL’ultimo dei Templari

Uno scenario pretesto per una vera glorificazione del genio di Cage, che risiede nel suo talento grezzo oltre che nel suo entusiasmo, sia la sua più grande qualità che il suo più grande difetto. Bloccato nell’amicizia che lo lega al suo datore di lavoro, interpretato da a Pedro Pasquale molto a suo agio nella pelle di un fanboy un po’ ingenuo, e le sue missioni di spionaggio, si ritrova schiavo delle sue passioni. Abbandonando la commedia, interpreta due ruoli molto diversi: quello che compone con l’amico dall’inizio e quello assegnatogli dalla CIA. Anche in congedo sabbatico e possibilmente permanente, Nicolas Cage non riesce a smettere di fare film

L’onestà del postulato ci fa presto dimenticare il suo status di ghigno postmoderno, una meta-farsa come ora si trova nei multiplex. Finché siamo attaccati alla figura di Cage (e i nostri lettori sanno che lo siamo), impossibile non essere tenero dall’esercizioche a volte si trasforma anche in introspezione psicoanalitica.

Non contento di rivisitare la sua carriera con il fidanzato, subisce un lifting digitale con il lui del suo debutto, il giovane e pazzo attore che abbiamo scoperto nei film di Coppola (accreditato nei titoli di coda come Kim Coppola, il suo vero nome), determinato a infastidire fan del metodo e al centro di innumerevoli leggende metropolitane. La possibilità per lui di mostrare l’evoluzione del suo giocoche nel fuoco giovanile ha perso ciò che ha guadagnato in versatilità e talvolta anche sobrietà, senza privarsi della parodia di se stesso.

Un talento in oro massiccio: fotoUomo di famiglia

gli impiegati

Pane benedetto per gli amanti dell’attore, a cui il film è interamente dedicato. Una vera delizia per qualsiasi Cage-zouz che si rispettiUn talento in oro massiccio scarta il suo tributo con piacere genuino, grazie al febbrile fanatico accampato da Pedro Pascal. Di Peggy Sue è sposata e Lasciando Las Vegas fino a mandyvenire Marinaio e Lulaciabatte infradito o anche baciami vampiro e Un angelo custode per Tessil film è pieno di riferimenti, strizzatine d’occhio, persino pastiches della sua filmografia.

Tuttavia, non c’è modo di essere soddisfatti di questa visualizzazione del servizio di fan previsto: Tom Gormicano e Kevin Etten fare in modo che l’attore lasci il massimo margine di manovra, sperando di provocare i momenti di coraggio che lo hanno reso famoso. Gli offrono risposte assurde, qualche scena turbolenta, un travestimento non stimolato dai coleotteri, esplosioni di eroismo e riempiendolo di ogni droga possibile, inevitabilmente risultando in alcune gustose scoregge via cavo

Un talento in oro massiccio: Photo Nicolas Cage, Pedro Pascalil corridore

Logicamente, lasciando ampio spazio alla straordinaria personalità del maestro e al culto che ispira nella maggior parte dei personaggi, il resto del lungometraggio è soddisfatto del servizio minimo, con la sua fotografia estiva e la sua messa in scena accademica. Quando, suo malgrado, non filosofeggia sul mito che si è creato lui stesso – la parte di gran lunga più interessante del film – Nicolas Cage si lascia trasportare in un film di amici spensierato e soprattutto molto incoerente, che si limita a prenderlo dove lo mettono gli sceneggiatori, volendo, verso un climax più regolamentare che spettacolare, scandito da un colpo di scena poco ispirato.

Cageploitation al suo apice, insomma† Nel genere supera nettamente alcuni recenti disastri (il molto faticoso Il paese delle meraviglie di Willy, che ha affermato di scatenare la follia di Cage… senza dargli alcun dialogo da interpretare), ma rimane un po’ troppo impegnato nel suo concetto per superarlo. Privo di battute creative (il muretto, di nuovo?), manca il segno dell’ultima festa cagiana per diventare una pastiglia aneddotica, anche se sincera, introspettiva che senza dubbio soddisferà i suoi credenti più ardenti. Ma non necessariamente altri.

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