in

una murena in un inquietante giardino dell’Eden

Leon Lucev e Gracija Filipovic dentro

IL PARERE DEL “MONDO” – DA NON PERDERE

Il film inizia nell’oscurità delle profondità sottomarine e il bagliore della luce che penetra nella superficie ci raggiunge a malapena. L’immersione è totale e stimola i sensi più del solito. La vista e l’udito devono prima adattarsi prima di poter vedere i due subacquei, per il momento anonimi, nuotare fianco a fianco. Cacciano murene con gli arpioni. Una presa e affiorano. Il sole spacca, quasi bianco, come il costume da bagno indossato dalla ragazza che scopriamo. E con lei, suo padre (mascella stretta, corpo forte), autoritario fin dall’inizio.

Questa scena inaugurale, di pura bellezza, funge da acceleratore di particelle, ogni frammento del quale sarà registrato e osservato attentamente per tutto il film: il mare e le sue acque torbide, il mistero dell’abisso, il confinamento, l’ambientazione e la coreografia. corpi nudi, il pericolo che minaccia (suggerito dalla natura opprimente della colonna sonora). Il liquido oscuro ed enigmatico in cui Antoneta Alamat Kusijanovic ci immerge in apnea affascina fin dalle prime immagini, ci porta in reti invisibili dalle quali rimarremo prigionieri. Tuttavia, fuori dall’acqua, il film diventa luminoso.

Leggi anche: Articolo riservato ai nostri iscritti Cannes 2021: “Murina”, variazione d’acqua torbida sull’eterno racconto della bellezza in gabbia

Il primo lungometraggio del regista croato, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel luglio 2021, Murina crea una storia in cui paradiso e inferno si fondono nello splendore arido delle isole Kornati. Sia l’Eden che la prigione per la giovane eroina del film, Julija (Gracija Filipovic), che non ha mai lasciato questi paesi bagnati dal mare Adriatico dalla sua nascita. È cresciuta lì sotto il giogo dispotico di suo padre, Ante (Leon Lucev), un ex capitano diventato capo della fortezza, e la spaventosa benevolenza di sua madre, Nela (Danica Curcic). Julija ozia tutto il giorno in costume da bagno e guarda verso il mare i gruppi di giovani che si divertono a bordo delle barche. In questo giorno, come in tutti gli altri, non è commossa dall’eccitazione che regna in casa. Javier (Cliff Curtis), amico d’infanzia di Ante che una volta era innamorato di sua moglie, è costretto ad approdare a New York dopo sette anni di assenza. È ricco e vuole investire nel turismo locale. Vogliamo mettere i piatti piccoli in quelli grandi.

Rifugio e ambiente ostile

L’arrivo di Javier interrompe la routine. La sua presenza ravviva emozioni, risentimenti, rimpianti, desideri a lungo assopiti. Dà vita a sentimenti sconosciuti a Julija e alla speranza di un futuro diverso da quello che suo padre aveva previsto per lei. Il fascino dell’ospite, la disinvoltura che incarna, l’apertura mentale che mostra, portano contraddizione all’interno del gruppo, una coscienza aperta. I cuori si muovono e i corpi tremano al contatto con questo nuovo fluido circolante. Un fluido conduttore di emozioni e sensazioni che il regista restituisce vividamente, affrontando l’ambiguità con delicatezza, suggerendo il desiderio con moderazione, sfiorando i corpi e incontrando sguardi.

Hai ancora il 26,63% di questo articolo da leggere. Quanto segue è riservato agli abbonati.

OM: Harit, il fantastico mea culpa di Sampaoli – Calcio

MotoGP 2023, Alex Rins risponde alla minaccia di Fabio Quartararo: “alla Suzuki dicono di voler continuare con me”