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Il Betis Sevilla vince la Copa del Rey dopo i rigori contro il Valencia

La partita: 1-1, 5-4 ai rigori

Difficile, controversa, come il duello tra i difensori del Valencia e Iglesias, l’attaccante del Betis, questa finale di Coppa del Re ha mantenuto tutte le sue promesse, in uno stadio a La Cartuja, vinto da Verdi e Sevilla White. I 22 attori hanno spinto i loro limiti e il tempo. Il Betis ha attaccato selvaggiamente e talvolta ha dimenticato il proprio equilibrio. E senza un grande portiere, Giorgi Mamardashvili, il Valencia sarebbe affondato. Alla fine è stata la giovane Miranda, che aveva 5 anni all’epoca dell’ultimo titolo nel 2005, a offrire la coppa al Betis ai rigori (5-4).

Le due squadre sono state a lungo back to back (1-1). Un’anomalia alla luce della prima metà del Betis. Con il 70% di possesso, occasioni evidenti, errori valenciani e un palo di Canales (43°), i Verdiblancos erano riusciti a ingannare Mamardashvili con uno dei loro schemi di gioco preferiti. Nabil Fekir, posizionato alle spalle di Iglesias, è stato radunato per essere trovato tra le linee e ha servito Bellerin il cui cross è stato vittoriosamente ripreso da Iglesias (11°), veleno per 120 minuti (vedi altrove).

Le ambizioni di gioco di entrambe le squadre erano frustrate dai (numerosi) errori, Guedes (13°) aveva ricordato per la prima volta che non c’era una sola squadra prima che Hugo Duro, il miglior giocatore del Valencia questo sabato, non riuscisse a pareggiare, nel corso della partita, su Primo tiro del Valencia, dopo una bella manovra con Soler e Moriba e uno scarso allineamento della difesa del Betis, un sottile tuffo su Claudio Bravo (30°). Non raffreddato dal pareggio, il Betis ha continuato ad attaccare. La Cartuja dava voce, le sciarpe svolazzavano in galleria. Ed era calmo che gli attacchi di Fekir e compagni si fermassero.

Secondo periodo in apnea per Valence

Nel giro di un quarto d’ora però, al rientro dallo spogliatoio, Valence ha mostrato un volto molto diverso e avrebbe potuto prendere il vantaggio senza un errore di Duro dopo una parata di Bravo (50°) o un grave errore di Moriba (54°) da solo al lontano posta. Ecco fatto, il Valencia, trascinato dai suoi tifosi, era pienamente nel suo gioco e poteva competere con il 4-2-3-1 di Manuel Pelergini. E poi no. La tempesta è passata, il Betis ha dominato nettamente il secondo tempo e ti chiedi ancora come non sia riuscito a segnare. O meglio, come Mamardashvili è riuscito a prendere il sopravvento sugli attaccanti sivigliani. Né Iglesias (60°, 81°, 89°), né Fekir (83°), né Juanmi (65°, 78°), che hanno sbagliato un faccia a faccia e hanno colpito il palo hanno ribaltato lo stadio La Cartuja. Chi sarebbe potuto cadere se Bravo non avesse fermato il tiro di Soler (90°) dopo un contropiede ben condotto da Bryan Gil e Gaya.

L’intensità cala nei tempi supplementari, con solo i tiri in porta a decidere tra le due formazioni. E in questa partita è stato il Betis a essere il migliore.

Il giocatore: Iglesias non dipinto

È uscito al centesimo minuto di una partita che è stata una lotta piuttosto lunga per lui con artisti del calibro di Gabriel e Diakhaby. Combinando la sua capacità di tenere la palla con Nabil Fekir, era un veleno permanente. Nella sua prima situazione ha aperto le marcature con un colpo di testa (13°), ma ai tifosi del Betis piace mantenere le sue energie e le sue occasioni sprecate: tiro alla sinistra della porta del Valencia quando è solo a 20 metri, tiro dirottato per un angolo di Mamardashvili.

17

17 anni dopo l’ultimo titolo, il Betis ha vinto la Copa del Rey. Il suo 3° titolo in campionato, dopo il 1997 e il 2005.

Il Real Betis affronta il Valencia ai rigori per vincere il suo primo trofeo dal 2005

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