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Morte Federico Martin Aramburu: Dupont, Ntamack e diversi giocatori dello Stade Toulousain denunciano un omicidio “di ideologia di estrema destra”

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Molti giocatori del mondo del rugby – giocatori, ex giocatori e allenatori – hanno firmato una rubrica sul quotidiano L’Equipe martedì 19 aprile, appena un mese dopo la morte dell’ex giocatore del Biarritz, ucciso a colpi di arma da fuoco a Parigi il 19 aprile. lo scorso marzo.

“Ucciso per aver resistito alle idee estremiste e fasciste”. Le prime parole di un lungo forum sono apparse sulle colonne del quotidiano martedì 19 aprile Il gruppo† Una pagina intera «scritta d’intesa con la famiglia di Federico Martin Aramburu», precisa il quotidiano.

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Il titolo: “Federico Martin Aramburu, morto per aver difeso i suoi valori”. I firmatari: una miriade di personalità del mondo del rugby, tra cui molte personalità dello Stade Toulousain: i giocatori Antoine DupontRomain NtamackThibaud FlammentSelevasio TolofuaMattis LebelCirillo BaileRodrigue NeticMassimo MedardoJulien MarchandTommaso RamosFrancois CrosAntonio JelonchSantiago ChocobaresJuan Cruz MalliaCharlie FamuinaRory ArnoldPita AhkiZack Holmes, Iosefa Tekori † ma anche Didier Lacroix (Presidente), Ugo Mola (gestore), Girolamo Cazalbou (manager di alto livello), allenatori Clemente PoirenaudJean BouilhouLaurent ThueryVirgilio Lacombe e Girolamo KainoFilippo Izard (Medico), Zeba Traore (Allenatore), Julien Bares (Direttore dei Sistemi Informativi).

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Anche firmatari, altri internazionali francesi (come Teddy Thomas), attuale allenatore dei Blues Fabien Galthieuno dei suoi predecessori Marc Lievremontcome Bernard LaportePresidente della Federazione francese.

Appena un mese dopo la morte per proiettili, a Parigi, dell’ex giocatore del Biarritz, ucciso all’età di 42 anni all’uscita di un bar notturno nel 6° arrondissement. Il principale sospettato, Loïk Le Priol, è un attivista di estrema destra. È in custodia cautelare.

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“No, la morte di Federico non è una novità”, scrivono i firmatari, “una questione di common law come farebbero intendere alcuni. È l’espressione di uno stato di violenza che esiste, che non possiamo ignorare, che non possiamo integrare nella vita di tutti i giorni” , descrivono, riprendendo una citazione del filosofo francese Emmanuel Mounier.

“Lo scorso 19 marzo, di prima mattina, chiunque di noi avrebbe potuto essere al posto di Federico. Oggi stiamo ancora cercando di capire l’inaccettabile, l’impensabile nella nostra vita software e nel nostro cuore”.

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Mai più una persona dovrebbe morire in queste circostanze, mai più una famiglia dovrebbe essere derubata sulla base dell’ideologia di estrema destra, continueremo a lottare per i nostri valori, le nostre idee, combatteremo sempre contro coloro che vogliono far entrare l’odio il nostro Paese. Le nostre differenze sono la nostra ricchezza. Siamo una nazione”.

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